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Cena di Natale sobria al Centro Stile, ma la percezione è quella di una Scuderia aziendalmente tornata forte, pronta a combattere e a difendere i propri interessi

La Ferrari natalizia è una bomba: Max Verstappen non guiderà mai una macchina del Cavallino e Fernando Alonso, nonostante i colloqui avuti con Binotto, non tornerà a Maranello. Tutto dichiarato ufficialmente, senza inutili giri di parole, da una Ferrari che ha imboccato la strada della trasparenza e della concretezza, anche a costo di non piacere a qualcuno.

Doveva essere la solita cena di Natale, allegra, distesa e improntata a un discreto livello di cazzeggio, come è sempre stato negli anni passati, quando a tenere banco c’erano Enzo Ferrari, Luca Montezemolo e Sergio Marchionne. Si discuteva, si diceva e non diceva, poi un bicchiere in più di Lambrusco aiutava a raccontare retroscena e pettegolezzi, finendo tardi tra abbracci e auguri. Stavolta no. Una cena un pochino austera, al secondo piano del bellissimo Centro Stile. Ventiquattro giornalisti seduti in un grande tavolo disposto a cerchio, musica di sottofondo, qua e là addobbi festosi. Ma niente tortellini, né lambrusco, né zampone, né parmigiano di 36 mesi: nessun aggancio con l’Emilia golosa e arroccata alle proprie tradizioni culinarie. Passatelli asciutti come primo, un controfiletto come secondo, un tortino di mele, vini bianchi e rossi (Satrico e Shiraz) del Lazio. Menu ristretto però di qualità, a differenza di trascorsi non lontani in cui l’abbondanza annegava il gusto. Allegria? Poca e smorzata sul nascere. Tanta professionalità, invece, come nelle classiche cene aziendali. E soprattutto la massima apertura (quella possibile, s’intende) tradotta in risposte secche, precise, dettagliate, con la disponibilità ad ammettere i tanti errori che si sono succeduti nel corso della lunga stagione che si è chiusa due domeniche fa ad Abu Dhabi.

10.05.2019 – Free Practice 2, Louis Carey Camilleri, CEO of Ferrari

L’amministratore delegato Louis Camilleri vestito di scuro come in un consiglio d’amministrazione e Mattia Binotto molto casual, con una giacca modaiola in blu di due taglie più piccola, seduti al centro, qualche nota sulle prevedibili domande e una lucidità tagliente nelle risposte. Da parte di entrambi. Camilleri era per tutti un oggetto abbastanza sconosciuto, se non per qualche vuota frase di circostanza pronunciata qua e là. Mai si era prestato ad una analisi economica e sportiva della situazione. E invece stavolta ha accettato il contraddittorio ed è uscito il manager di Wall Street duro, ironicamente feroce, allergico a qualsiasi compromesso piacione, tanto che ha voluto parlare nella sua lingua, l’inglese, proprio per poter entrare meglio nelle pieghe di qualsiasi argomento. Un uomo di finanza prestato alla Ferrari che parla il linguaggio della finanza e non teme di dichiarare che la sua missione è il profitto. Sorridente e divertito, ma con una forma di pensiero che certamente incute paura, quando ce lo si trova davanti a discutere di affari. Una sorpresa: mai – da quando è entrato esecutivamente nel mondo dei motori – si era rivelato nella sua essenza e nella sua filosofia: si è capito molto bene perché lui e Marchionne andassero a braccetto e si stimassero. Ma si è capito pure come Liberty Media, Fia e soprattutto Mercedes, Red Bull e affini, avranno d’ora in poi (un pochino si è già visto…) margini di manovra molto ristretti, quando si tenterà di limitare autorità e soldi alla Ferrari. Per la prima volta si è avuta la sensazione tangibile di un potere forte e magari anche un tantino arrogante, dovuto alla consapevolezza di ciò che si rappresenta. È l’altro volto di ciò che, sinora, la Ferrari ha mostrato pubblicamente. C’è stato il gelo quando a Camilleri è stato chiesto se mai Verstappen, dopo aver dichiarato che la rossa ha barato, potrà mai avere uno sbocco a Maranello. “No”, è stata la risposta di Camilleri. No e basta. Chiuso. Il che toglierà anche un enorme potere contrattuale a Max quando dovrà discutere di quattrini con la Mercedes: prima o poi avverrà.

15.11.2019 – Free Practice 2, Mattia Binotto (ITA) Scuderia Ferrari Team Principal

Mattia Binotto, soavemente abile e furbo, ha lasciato la scena a Camilleri per tutte le domande più insidiose che sfociavano nella parte economica. Ma è stato altrettanto clinicamente deciso nello spiegare che l’anno prossimo Leclerc e Vettel partiranno alla pari e chi sarà davanti a tre quarti del cammino diventerà la prima guida. Giusto e sacrosanto, non faceva così anche Enzo Ferrari? Poi ha spiegato senza compromessi che il futuro del Cavallino è Leclerc, ovvero sarà lui il pilota di riferimento, per cui è bene che Lewis Hamilton lo sappia sin da adesso e adegui (eventualmente) i propri sogni in rosso. Altrettanto, nonostante la Ferrari Drivers Academy si allargherà anche alle donne, il pilota che affiancherà Leclerc nel 2021 non sarà un debuttante ma dovrà avere già maturato esperienze di F.1, quindi strada libera alle ambizioni dei vari Sainz, Norris e via dicendo. E Antonio Giovinazzi? “È un pilota Ferrari in prestito”, ha spiegato Binotto. Ma per restarlo dovrà fare più di quello che ha mostrato nel 2019.

17.11.2019 – Race, Chase Carey (USA) Formula One Group Chairman

Ci sono state poi discussioni sul Patto della Concordia e Binotto ha ribadito che “la Ferrari bada ai propri interessi”, avendo parole fredde nei confronti di Toto Wolff e della Mercedes (ma anche della Red Bull) cui non è stata perdonata la strisciante operazione di lobby che ha portato la squadra di Maranello ad essere accusata – ma non protestata e tanto meno trovata colpevole – di irregolarità, sia nel paddock sia su certa stampa. Per cui prepariamoci a una guerra aperta, sul piano politico, fra le tre grandi squadre che vincono in F.1. Sì, ma quando la Ferrari sarà pronta per il titolo? “Per inaugurare un ciclo serve ancora qualche anno”, ha detto Binotto. Questo non impedirà di pensarci già nel 2020, con la macchina che sarà mostrata l’11 febbraio.

Alle 22:40, senza brindisi, ci si è alzati da tavola. Auguri, auguri, auguri. E tutti di rientro nelle proprie sedi. Mancavano il profumo di un buon moscato (grave assenza!) ad accompagnare la bocca e la delicatezza antica dell’aceto balsamico. In compenso è rimasta molto marcata la percezione di una Ferrari aziendalmente tornata forte, pronta a combattere e a difendere i propri interessi, sperando – ma questo lo vedremo – che coincidano con quelli della Formula 1. E i tifosi? Benedetti, a patto che capiscano che questo Cavallino è un po’ meno romantico che in passato, però agguerritissimo e in buone mani. Buon Natale!

Fonte : www.formulapassion.it

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